Lavoro

Trasformazione

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Quanto ci è stato tramandato da G.I. Gurdjieff, da J.G. Bennett e altri allievi del “maestro di danze” caucasico, costituisce un “corpus” di pratiche che, applicate alla vita quotidiana, portano alla trasformazione del sé.

Nessuna vero cambiamento esteriore è possibile se non è accompagnato alla trasformazione dell’individuo, alla realizzazione della propria meccanicità, di quanto tutta la propria vita non sia altro che una continua reazione automatica a stimoli esterni e istintivi.

Ciò presuppone una pratica equilibrata e costante, a diversi livelli; principalmente su di sé e all’interno del proprio gruppo. Nesuno infatti può dire di lavorare su se stesso se non sussiste l’interazione con altre persone ugualmente interessate alla trasformazione del proprio essere.

Altrimenti l’illusione del lavoro su di sé rischia di divenire una sterile masturbazione intellettuale e non serve ad altro che a rafforzare ancor più le proprie debolezze e la propria personalità.

Il corpo, saldamente agganciato al qui e ora, costituisce l’ancora a cui afferrarsi per sfuggire al turbine dell’identificazione ed alla fantasmagoria del pensiero ordinario.

Una parte fondamentale della pratica consiste proprio nel risvegliare, tramite l’esercizio dell’attenzione cosciente, nel moto interiore dell’attenzione così come nel moto esteriore dei Movimenti o Danze Sacre, quella sensazione del corpo che ci permette di essere presenti a noi stessi in tutto ciò che facciamo.

Cosa significa il Lavoro Interiore?

E’ semplice. La mia vita scorre verso la Luna. Io voglio andare nella direzione opposta, ed è come nuotare contro corrente. Quando la mia energia si esaurisce, verrò trasportato dalla corrente. E’ difficile, perciò si chiama Lavoro.” Ron Jennings, Bradford Gurdjieff Society

 

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